WORK IN PROGRESS: L’arte di ripartire dall’errore
Mi fa piacere condividere con la Community di Gigarte quanto proporrò alla Community dell'Università degli Studi Guglielmo Marconi.
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Qualche mese fa, dalle pagine di questo blog, vi ho raccontato come l’arte e lo studio siano stati per me una rinascita, una "seconda lingua" con cui dialogare con il mondo. Vi ho parlato del mio trittico francescano e dell'entusiasmo di un progetto in divenire. Oggi voglio portarvi di nuovo sul mio tavolo da disegno, ma per mostrarvi l'altra faccia della medaglia: quella che non si vede nei momenti celebrativi, quella dei giorni in cui tutto sembra fermo.
Sul tavolo di casa, mi sono organizzato tutto il necessario per il disegno artistico. Ci sono innanzitutto le matite colorate, di vario tipo e colore. Ognuna di esse racconta un’emozione, specialmente quando è parte di una campitura importante. Sono impegnato con un trittico di natura francescana, in cui domina la iuta del saio di San Francesco e quello di Santa Chiara. Le immagini disegnate interpretano scene della loro vita religiosa in cui trasale il bisogno di ascolto e condivisione comunicativa.
Mentre sfumo il marrone della iuta, mi rendo conto di quanto questo lavoro parli anche del mio percorso con Unimarconi. Studiare online, spesso, assomiglia a questo tavolo: siamo noi, i nostri strumenti, la nostra concentrazione. Ma proprio come i colori su questo foglio, che da soli sono solo linee e uniti diventano una storia, anche noi studenti non siamo isolati. Cerchiamo l'ascolto, costruiamo connessioni e condividiamo un viaggio. Questo blog nasce così: come un foglio bianco da riempire insieme, un colore alla volta. Disegnare la iuta richiede pazienza: la sua trama ruvida non accetta la fretta, esige che si sovrappongano i tratti uno a uno, con rispetto. Anche lo studio, in fondo, ha lo stesso ritmo. Non è una corsa di velocità, ma una stratificazione di saperi che ha bisogno del giusto tempo per depositarsi e diventare coscienza.
La metafora del disegno sollecita una riflessione più attenta sulle immense potenzialità della comunità studentesca, compresi anche coloro che, come me, hanno terminato gli studi. Abbiamo scelto di partecipare al dialogo culturale e sociale percorrendo i sentieri di una puntuale formazione universitaria, a volte anche molto impegnativa. Rappresentiamo tracce dalle sfumature personali – proprio come le matite colorate rilasciano pigmento in base alla loro composizione chimica – e tutto concorre alla creazione di un progetto ambizioso.
Il pigmento che lasciamo impresso non svanisce con il conseguimento del titolo. Anzi, la traccia di chi ha concluso il percorso resta come una linea guida per chi ha appena iniziato, una testimonianza tangibile del fatto che quel foglio bianco, con dedizione, può davvero trasformarsi in un capolavoro di vita.
Penso alle difficoltà legate allo studio, simili a quelle di un ritratto che sembra non voler riuscire. La stanchezza e la voglia di mollare tutto ti assalgono e ti disorientano. Mesi fa, dalle pagine di questo blog, vi ho raccontato come l’arte e lo studio siano stati per me una rinascita, una "seconda lingua" con cui dialogare con il mondo. Vi ho parlato del mio trittico francescano e dell'entusiasmo di un progetto in divenire. Oggi, a distanza di qualche mese, voglio portarvi di nuovo sul mio tavolo da disegno, ma per mostrarvi l'altra faccia della medaglia: quella che non si vede nei post celebrativi, quella dei giorni in cui tutto sembra fermo.
Quando poi ritrovi la lucidità, recuperando quel briciolo di energia rimasta, ti accorgi dell’errore commesso e cerchi un rimedio. Nell’arte, se manca l'empatia rispetto all’opera in divenire, vengono meno la sostanza e la materia prima. È impossibile creare qualcosa se, in primis, non siamo noi stessi dentro ciò che produciamo.
È così anche nella vita, se non viviamo con coscienza e con il desiderio di vedere oltre le apparenze e le illusioni. I miei disegni sono flash sulla scena della vita francescana: un affaccio contemplativo in odore di spiritualità e novità. Ogni progetto di studio narra di noi e di quanto sia necessario far interagire teoria e pratica. La tecnica la si impara a scuola, mentre l'esecuzione si affina nei laboratori. L’esperienza personale accoglie entrambi gli elementi per dare vita a un progetto che abbiamo a cuore, affinché possiamo diventare un contributo tangibile per la società.
Questo spazio, quindi, non è una mostra di opere finite, ma il racconto del nostro "fare". È il cantiere aperto delle nostre idee, delle nostre fatiche e delle nostre scoperte. Perché ogni percorso è, e resterà sempre, un meraviglioso e necessario work in progress. E voi, su quale tavolo state tracciando il vostro futuro?
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