Quando lo studio rilancia la vita: l'arte come rinascita e nuova lingua
Ad un certo punto della vita potresti avvertire qualcosa: una voce interiore, un richiamo troppo importante e urgente per essere ignorato. La curiosità ti invade e ti orienta verso quella vocazione antica che continua a suggerirti la strada, fino a imporsi come l'unica guida autorevole. Certo, all'inizio l'esperienza vacillerà contro un muro fatto di perplessità e paura. Sarà come gettarsi nel vuoto di una nuova creazione, una vera e propria rinascita che attende solo una tua risposta, un'apertura.
Riprendere gli studi quando non si è più ragazzi – magari con una famiglia da accudire e un lavoro che assorbe gran parte del tempo – non è mai una scelta facile. È anche vero, però, che acquisire nuove conoscenze ha il potere di restaurare e rilanciare la nostra persona, ponendoci al centro di un nuovo vortice di passioni, sentimenti, responsabilità e riflessione.
Posso affermarlo con certezza oggi, dopo molti anni di studio appassionato ed eclettico. Nel mio percorso mi sono occupato di formazione in ambito elettronico, commerciale, cinematografico e letterario, ma è stato spalancando le porte alle Arti figurative che ho individuato motivazioni e riflessioni al di sopra di ogni altra scienza. In questo affascinante universo ho avuto la soddisfazione di inserirmi tra gli artisti emergenti in diversi concorsi legati al disegno.
Ho scoperto e apprezzato i linguaggi dell’arte più di vent’anni fa, un po’ per caso e un po’ per una necessità quasi terapeutica. Poche nozioni, apprese inizialmente nei laboratori scolastici, hanno acceso fuochi inestinguibili. Ho capito che per comunicare non avevo più bisogno della parola verbale: potevo usare altri medium. La grafica e il disegno artistico si inseriscono perfettamente in questo meraviglioso contesto.
Disegnare, per me, significa dialogare con il mondo. È sufficiente un tratto per esprimere un sentimento. L'arte non ha confini e si nutre di pura sensibilità condivisa e di poesia. Nelle matite colorate ritrovo le parole che non posso dire con la voce, ma che posso urlare attraverso il colore. I loro pigmenti mi restituiscono un fascino antico, dal profumo medievale, che declino nelle forme di una spiritualità francescana.
Lo scorso anno ho partecipato a un concorso artistico vincendo il primo premio con una mia rivisitazione del San Francesco d’Assisi di Cimabue. Durante l’esecuzione di quel disegno, ogni matita colorata sembrava macchiare il foglio con il mio stesso sangue: un modo speciale per spiegare quanta vita io abbia trasposto in quelle campiture. Lì ho avuto la conferma di ciò che sentivo da tempo: il disegno doveva diventare la mia seconda lingua. O forse, la prima.
In questo viaggio, lo studio resta il supporto fondamentale per chi fa cultura. Anche l'innovazione gioca il suo ruolo: lavorare nella scuola pubblica mi ha permesso di avvicinarmi all'Intelligenza Artificiale, inizialmente attraverso corsi di formazione tecnica. Ho scoperto che questo potente strumento informatico può trasformarsi in un prezioso alleato anche nelle arti figurative. Riuscire a dialogare con una macchina per ottenere risultati ottimali per la propria creatività era impensabile fino a qualche tempo fa. Non dico che oggi sia semplice, ma un aiuto concreto è possibile se la richiesta viene formulata in modo mirato ed esatto. Utilizzo moltissimo l'IA per arricchire le mie conoscenze sulle tecniche artistiche e, attualmente, mi è di grande supporto nella realizzazione di un trittico sulla spiritualità francescana, aiutandomi nella scelta degli accostamenti cromatici e nello studio della composizione. Cercare nuovi stimoli creativi e sperimentare nuovi linguaggi, dentro e fuori l'arte, oggi è diventato un processo fattibile e immediato.
In fondo, il segreto è proprio questo: non smettere mai di essere studenti della vita. Tornare a formarsi, a qualsiasi età, significa dare una struttura formale alle nostre intuizioni più intime. Significa dotarsi degli strumenti per trasformare un'urgenza interiore in cultura condivisibile. L'invito che mi sento di fare a chiunque ed in particolare alla community di Unimarconi, è quello di non considerare mai lo studio come un punto di arrivo, ma come il più potente acceleratore di possibilità e di rinascita che abbiamo a disposizione. Perché quando lo studio rilancia la vita, i confini di ciò che possiamo diventare semplicemente svaniscono.
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