Al di là della fenditura sulla tela
Se un taglio sulla tela ci permette di vedere oltre, come del resto una pittura che sborda al di là dei limiti della stessa cornice, differenti sono anche tutti i tentativi di liberarsi da ciò che pesantemente non ci permette di essere noi stessi. Quale mondo ci sia oltre quel taglio netto sulla tela è cosa da sperimentare e da valutare. La mia sensazione rispetto a un personale desiderio di libertà si afferma nel puro atto creativo.
Varcare qualcosa suggerisce la presa di coscienza di una nuova realtà che attende coraggio e tanta iniziativa. Quando avvertiamo il bisogno di una carezza speciale, profumo e tepore di una nuova primavera, dobbiamo solo affidare noi stessi ai segreti della fantasia.
Sentiremo il battito del cuore più lieve, invito sicuro al dialogo dalle sfumature leggere e prossime di una stagione nuova della vita. La primavera la sentiamo sulla pelle e soprattutto nell’anima. Tanta è la voglia di afferrare l’occasione per riprovare a percepire anche solo un frammento di nuova vita.
Sarebbe volontà condivisa se ogni comunità azzardasse un salto di qualità oltre oceani di mediocrità e oltre il continuo rilancio al ribasso quando, invece, c’è aria di rinnovamento per le vie del cuore disseminate d’ogni colore. Se per ogni persona si potesse tracciare un nuovo volto, accarezzando le labbra al sorriso e implorando per se stessi e per il cielo l’orientamento migliore e perfetto di apertura alla creazione, si aprirebbero prospettive inattese. Un’ipotesi che pesa quanto un sogno, in un mondo affollato di materialità ancora troppo pieno di sé e della propria infallibilità scientifica.
Esistono luoghi della conoscenza poco frequentati e scarsamente verificati e dimensioni spirituali che coprono ogni assenza con il non tangibile. Sono forme rappresentate, discusse, ipotizzate, ma – forse – ancora poco sperimentate da chi decide di gettarsi nel vuoto, oltre quel taglio sulla tela. Sarà la forza instillata nel segreto fuoco dell’anima nel suggerire a qualcuno di provarci. O solamente la forza della disperazione che tutto prova e tutto sperimenta – per confermare ancora una volta – che la speranza è la migliore via al successo. Oltre la fenditura sulla tela, c’è un nuovo modo di sentire, di percepire la sostanza delle cose; si potrebbe venire assorbiti nella luce della conoscenza.
Dunque, un invito al niente e al tutto, al buio e alla luce, alla notte e al giorno. Oltrepassare la soglia della quotidianità, per abbracciare qualcosa di infinitamente piccolo, non escluderebbe assolutamente la possibilità di un tuffo nel mare della felicità, quella vera e non fittizia. Al di qua della tela, siamo noi, abbattuti e stanchi, desiderosi di instaurare un dialogo con le cose che sono ancora celate dietro un velo sottile di vergogna e di paura.
Oltre la notte di una vita spesa per il nulla, c’è sempre la possibilità di un riscatto nel mondo della luce e della gioia. Ho tentato così di significare in queste poche righe una povera interpretazione personale dell’arte di Lucio Fontana con la sua ricerca meditativa tra libertà, oltre e spazio tridimensionale.
Un invito a chiunque, all’immersione e alla contemplazione meditativa dei significati più intimi e autentici della vita. Un linguaggio spesso difficile da far proprio ma che urla dentro il bisogno di cambiare le proprie abitudini; e l’arte pone infiniti quesiti, stimoli alla riflessione profonda e via privilegiata al conseguimento di traguardi più importanti.
Avvicinarsi all’arte aiuta, in un certo senso, ad abbattere l’idea che la logica e la razionalità siano la nostra condizione naturale imprescindibile e inalienabile. Logica e razionalità vanno bene, ma se non fosse l’arte nel raccontare, nel narrare l’uomo nella sua più intima profondità, ci sarebbero preclusi spazi immensi di crescita e di maturazione e di tutto ciò che eleva lo spirito.
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