Raccontare Venezia è musica
Per le tue calli e per i tuoi ponti consumai le mie suole o cara mia dolce Venezia, che tanto mi desti in amore e sorrisi e abbracci. Venne il giorno che me ne andai perché la vita mi chiamava altrove, ma non era un abbandono.
In quei giorni di luce e di crescente meraviglia, i miei giovani sguardi posavano dai masegni della pavimentazione di Piazza San Marco sino all’Isola di San Giorgio e il Lido da una parte e la Giudecca dall’altra. La mia giovinezza l’abbiamo vissuta insieme; difficile convivenza in un luogo sempre più stretto e piccolo. Eri sempre la stessa Venezia ed io che avevo bisogno di crescere, di conoscere, diventavi catena invisibile ma presente e frustrante.
In mezzo solo acqua della laguna e quell’odore salmastro che definiva i dettagli di un’icona troppo conosciuta, troppo amata, troppo odiata. Alle mie spalle il Palazzo Ducale, rosea pennellata sulle tele dell’arte di ogni tempo. Qui, il tempo sembra fermarsi a momenti in cui i sogni diventano realtà come in un fermo immagine del cinema. Immagine senza bordi, senza confini e senza fine.
Venezia si racconta nella vita di chi la vive e di chi la percepisce nel profondo dello spirito e nelle voci stentoree dei suoi gondolieri che sciando accarezzano le acque dei canali dai riflessi color del cielo. Quando la notte la rende preziosa, gli amanti si promettono amore sotto la luna d’argento che ne ispira i loro cuori.
Venezia non è per tutti. Venezia vive ancora nel prestigio dei suoi sfarzi e dei suoi lussi antichi e tra i negozi della moda disseminati per le vie del centro. I tempi cambiano, le mode pure e anche la gente cambia ma, il linguaggio di Venezia è lo stesso di sempre. Ed io lo percepisco come allora, intenso, nelle sue tonalità più espressive, sollecitarmi nel profondo. Icona di un sentimento che non posso e non voglio cancellare.
Sul Canal Grande si affacciano i Palazzi della Serenissima Repubblica nel loro eterno splendore. Navigare le sue acque ci riporta indietro nel tempo quando la Bucintoro accompagnava il Doge nelle grandi occasioni.
Per campi e campielli, gli scatti più belli e mettersi in posa appoggiati a quelle vere da pozzo tutte istoriate, decorate con stemmi e bassorilievi, testimonianza di antiche famiglie e nobiltà del tempo. Rimangono solo antichi ricordi i miei, di quando correvo in quei campi e di quando, mio nonno, mi regalò una fiammante biciclettina rossa con le rotelle posteriori per sicurezza.
Ero un bambino allora e sulla Riva delle Zattere, nei giorni di sole, con mia mamma si andava in quei bar forniti di plateatico sull’acqua e, puntualmente, passava tra i tavolini un mendicante con una fisarmonica a bocca a suonare sempre le stesse note nella speranza di qualche monetina. Bellissima immagine di una Venezia su misura d’uomo.
Conservo ancora tanti ricordi di questa città che vissi materialmente e spiritualmente per più di trent’anni. Da ragazzino, il mio mondo si fermava lì, in quell’isola gettonata dal mondo intero: Venezia rappresentava per me inizio e fine di ogni cosa. In ogni angolo, calle, ponte, campo, fondamenta, rio, conservo ricordi indelebili; il garrito dei gabbiani ed il tubare dei colombi riecheggiano ancora sulla laguna e nei campi assolati accompagnando il via vai dei passanti. Le sue Chiese sono respiri d’immenso, senza confini, quell’oltre che altrove è più difficile trovare ma è tutto relativo, soggettivo.
La Basilica di San Marco, agli occhi del mio cuore è come un tuffo nelle terre d’Oriente, tra le architetture bizantine, romaniche, islamiche e gotiche la presenza di splendidi mosaici dorati impreziosiscono il suo volto. Le parole si fanno poca cosa all’incanto di quanto possa trasmettere la realtà. È incanto e trasporto.
Il fascino di questa città è struggente richiamo di chi la abita e la vive tutti i giorni magari solo per lavoro o solo nel ricordo di un racconto.
È città che vuole essere vissuta con calma e non con la frenesia della modernità urbana del mondo perché pur essendo nel mondo, essa è fuori da ogni contesto immaginabile; nella sua unicità raccoglie sentimenti profondi di nostalgia nel ricordo di tempi lontani e di amori sfumati nel nulla.
Venezia, attrice protagonista nella cinematografia internazionale, fa bella mostra di sé per cultura, arte e storia e nel suo romantico profumo il prestigio, l’onore e la bellezza che non sfuma e consuma. Più di mille anni di storia, guerre, epidemie, terremoti, alluvioni, colpita ma non affondata continua a galleggiare e a vivere nelle nuove generazioni, sempre meno veneziane e più “mordi e fuggi”.
Con i colori ed i botti della “Festa del Redentore”, mille e più luci illuminano il nero cielo nella notte di luglio e rilanciando e rinnovando la tradizione secolare di ringraziamento per il scampato flagello della peste dona a chiunque un’immagine di sé gioiosa e particolarmente toccante.
Continuerei volentieri a parlare di Venezia raccontandola nei ritagli di vita vissuta in quei momenti in cui l’”Acqua Alta” invade e sommerge frequentemente le sue vie con le tante attività commerciali che andrebbero sott’acqua se non fosse per il “Mose” che la protegge ma fino ad un certo punto. È un fenomeno che, pur manifestando preoccupazione, conferisce un’immagine da cartolina a questa città, immortalata nelle fotografie dei turisti stupiti e gaudenti di poter fare questo tipo di esperienza.
In queste mie poche righe, ho cercato di rappresentare, a mio modo, qualche flash della città più bella del mondo ma forse, anche la più triste e malinconica, sospesa tra cielo e mare nella speranza di rinnovarle l’amore che comunque le serbo nel mio profondo.
Una nota fiammante e vibrante sollecita tutt’ora il mio orientamento nel ricordo di quando Venezia si rese causa e motivo di quel senso di bellezza e bisogno di conoscenza approfondita delle arti. Fu infatti sede del prestigioso Istituto Statale d’Arte che frequentai anni fa permettendomi di approfondire gli studi a livello universitario e Unimarconi ha decisamente stimolato e accompagnato i miei progetti. Sono musica quindi, le relazioni che intrecciano il tessuto scolastico con quello universitario unitamente alla cultura che una “grande”, per storia naturalmente, Venezia mi ha da sempre trasmesso.
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